Editoriale

L’Altra Italia, un secolo e mezzo di  diaspora

L’emigrazione può essere definita un fenomeno demografico caratterizzato dallo spostamento di grandi masse di popolazione da uno Stato a un altro o da una regione all’altra di una stessa nazionale. Nel caso italiano, proprio per l’imponenza del fenomeno, si parla abitualmente di “diaspora italiana”, la quale ha determinato la nascita, nei paesi di destinazione del flusso migratorio, di quelle che vengono definiti “piccole italie” nel mondo, o “l’Altra Italia. Si calcola che il 51% degli italiani abbiano almeno un parente tra il “popolo” dei residenti all’estero.

Solitamente gli emigrati sono coloro che non trovano nella propria terra d’origine possibilità di lavoro sufficienti a permettere loro una vita decorosa, o coloro che, anche se più raramente, sono spinti da forti motivazioni politiche, socio-culturali  o religiose.

La neonata Italia unica comincia a valutare il fenomeno dell’emigrazione della sua popolazione con il censimento generale del 1861 attraverso il quale accertò l’esistenza di colonie italiane, già abbastanza numerose, sia nei paesi di Europa e del bacino mediterraneo sia nelle due Americhe;  Francia 77.000, Germania 14.000, Svizzera 14.000, Alessandria d’Egitto 12.000, Tunisi 6000, Stati Uniti 500.000, resto delle Americhe 500.000.

Nel periodo compreso tra il 1860 e il 1985 sarebbero emigrati circa 29 milioni di persone.

Merita ricordare che svariati studi, mettendo in rilievo come l’emigrazione italiana  malgrado  sia stato uno dei fenomeni formidabili della storia nazionale, centrale per comprendere la storia italiana, non sia mai riuscita entrare degnamente nella storiografia nazionale, sottolineano  come “ agli inizi del ventesimo secolo metà della popolazione di Saò Paolo (Brasile) e più di metà della popolazione di Buenos Aires era composta da italiani e dai loro figli; New York e Toronto hanno entrambe nel corso della storia asserito di avere una popolazione italiana maggiore di quella di Roma, oggi “ le persone  di origine italiana rappresentano il dieci per centro della popolazione francese, il 21 per cento di quella Argentina e circa il 5 per cento di quella statunitense”.

Fino al 1880 circa l’80% degli emigranti proveniva dalle regioni del Nord, il 7% dal Centro, il 13% dal Sud. Dal 1880 e fino al 1925 dei 16.630.000 partiti per l’estero, il 50% era del nord con 8.308.000, 1.200.000 (11% circa)  del Centro e 6.503.000 (39%)  proveniente dal Sud.

Antonio Peragine

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Anagrafe degli Italiani all’estero – AIRE

Il  problema della situazione e dell’aggiornamento dell’anagrafe degli italiani all’estero (A/RE) è quanto e quanto mai attuale nel momento di avviare le procedure per degli emigrati, prevista dall’applicazione della legge 27 dicembre 2001 n. 459 recante “Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”.

Il fenomeno dell’ emigrazione è da sempre stato considerato, sia dal punto di vista del legislatore sia dal punto di vista statistico, come un’appendice, il più delle volte fastidiosa, scomoda e problematica per i più svariati motivi, della mobilità territoriale della popolazione residente.

Ora il problema diventa serio per l’esercizio del diritto di voto all’estero.

D’altronde  l’anagrafe degli italiani all’estero risale 1988, è stata istituita con legge 27 ottobre 1988, n.470 ed ha trovato effettiva realizzazione solo nel 1990, che prevedeva la trasformazione da mero comparto dell’anagrafe dei Comuni, istituito con Circolare dell’Istat del 1968, in vera e propria Anagrafe autonoma  e con specifica disciplina giuridica.

Inoltre la medesima normativa prevedeva un’AlRE centrale istituita presso il CED del Servizio Elettorale del Ministero dell’interno; la stessa legge era stata varata già da allora in previsione dell’esercizio  del diritto di voto degli italiani residenti all’estero, attraverso,  attraverso sia l’implementazione dei dati anagrafici degli emigrati nelle singole anagrafi comunali, sia un’anagrafe centrale istituita presso il Ministero dell’Interno in. cui confluiscono i dati forniti dai Comuni.

Le modalità del trasferimento dei dati dalle anagrafi comunali a quella centrale del Ministero era stata prevista allora su supporto cartaceo tramite le Prefetture e solo in caso di dotazione informatizzata comunale il trasferimento poteva essere effettuata anche su supporto informatico, con la previsione di provvedere ad aggiornamenti continui dell’archivio centrale sulla base dell’invio degli appositi supporti data-base da parte dei comuni per il tramite delle prefetture.

Nell’aggiornamento del monitoraggio eseguito nel giugno 1998 presso il CED del Ministero del1′Interno erano presenti poco più di 2 milioni e mezzo di nominativi di italiani emigrati e residenti all’estero.

Le lacune derivano principalmente dai dati anagrafici relativi a famiglie  emigrate in epoche remote, a causa della indeterminatezza o dell’assenza degli indirizzi o addirittura delle città di emigrazione. Mentre per i cittadini emigrati più recentemente, per contribuire a risolvere il problema, basterebbe un intervento di sensibilizzazione anche da parte  delle Associazioni, che li stimolasse a regolarizzare le loro posizioni presso i consolati nella cui circoscrizione vivono e lavorano anche con la semplice integrazione dei dati anagrafici mancanti.

Con riferimento al luglio 1998 non erano diffusi i dati di provenienza per province  e di destinazione per singoli stati esteri.

Quest’ultima non è la più aggiornata situazione anagrafica ministeriale risalente al 1998 ma la prima disponibile dall’uscita della normativa citata e va presa quindi con il beneficio del dubbio sulla sua completezza, anche perché  la legge non indicava da quale data doveva riferirsi l’inizio di imputazione del dato migratorio dai singoli comuni italiani.

Le statistiche ufficiali del Ministero appaiano sottostimate perché le iscrizioni anagrafiche vengono largamente disattese in primo luogo dagli stessi interessati cittadini ed inoltre perché gli organi preposti alla gestione e al controllo, cioè gli uffici consolari all’estero e lo stesso Ministero, pur investiti ufficialmente  fin dalla prima normativa del 1988, hanno largamente disatteso le aspettative della completezza e del monitoraggio continuo del flusso emigratorio.

Al fine di impostare una ricerca reale nella fase soprattutto del censimento degli italiani all’estero in primo luogo si possono ricorrere alle stesse Associazioni territoriali degli emigrati sul suolo nazionale  o all’estero, ruolo invocato da più parte ma a tutt’oggi non previsto dal legislatore.

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Riforme Comites/Cgie

Prima di entrare nel merito delle riforme riguardanti le funzioni, il ruolo e le competenze che dovrebbero avere Comites e Cgie, ci sembra opportuno e doveroso soffermarci sulle modalità di voto seguite per assicurare ai cittadini di poter manifestare la propria volontà e quindi di effettuare la scelta dei propri rappresentanti e dei rispettivi programmi politici… Perché se Democrazia significa Governo del popolo, ossia il sistema politico che riconosce il potere alle maggioranze ed assicura alle minoranze la possibilità di alternarsi attraverso la libera affermazione delle proprie idee, allora senza dubbio alcuno il voto é l´elemento primario della Democrazia perché assicura e garantisce la partecipazione popolare e consacra il Potere mediante la volontà dei piú.

Bari, 1 apr. Prima di occuparsi delle tecniche per migliorare il funzionamento delle istituzioni é necessario concentrarsi sulla attendibilità del voto che é lo strumento elettivo che ne esprime e consacra validità e credibilità.

Perciò le riforme devono avere come obiettivi principali: garantire la corrispondenza del voto alla volontà dell´elettore e scongiurare i brogli elettorali.

Dopo le irregolarità verificatesi nelle precedenti elezioni, a noi interessa ridare al Voto degli italiani all´estero ed alle loro istituzioni il prestigio che meritano e quindi credibilità ed attendibilità. Perciò crediamo opportuno preporre la modifica delle leggi dei Comites e Cgie, la revisione delle modalità di voto che devono essere uguali per tutti i processi elettorali ai quali parteciperemo.

Se, per ipotesi, ci fosse concessa la possibilità d’offrire un nostro piccolo contributo intendiamo proporre il varo di un Ufficio per le Politiche Sociali degli Italiani nel Mondo (UPSIM), e andremmo a evidenziare, prima di tutto, la necessità di considerare, con maggiore attenzione, l’incidenza che ogni provvedimento legislativo nazionale potrebbe avere nei confronti della nostra Comunità oltre frontiera.

Nel frattempo, proporremmo di focalizzare la posizione socio/economica dei Connazionali nelle singole realtà che si sono venute a determinare nei Paesi ospiti. Ciò tramite i Com.It.Es., opportunamente riformati, per garantire un effettivo collegamento tra l’UPSIM e la Comunità italiana all’estero. Secondo il nostro modo di vedere, gli italiani nel mondo, che sono milioni, intendono partecipare alla vita della penisola in modo meno marginale; in pratica con gli stessi diritti e doveri dei residenti.

In definitiva, l’UPSIM andrebbe a sostituire il CGIE, che andrebbe ridimensionato nei numeri, con finalità meno politicizzate, ed i suoi Membri dovrebbero essere tutti Connazionali residenti oltre frontiera ed eletti tramite i Com.It.Es.(in rappresentanza proporzionale alle quattro ripartizioni geografiche elettorali).

Il coordinamento, d’ordinaria amministrazione, potrebbe essere, invece, fornito tramite alcuni funzionari statali (in rappresentanza di specifici ministeri). Quindi, l’organizzazione centrale dovrebbe, poi, trovare pratica attuazione tramite gli stessi Com.It.Es capaci, in primo luogo, di tradurre in modo accessibile a tutti il linguaggio burocratico delle circolari e regolamenti di pertinenza. L’UPSIM, una volta avviato e collaudato, sarebbe anche prezioso per smistare certe attività che, ora, sono di competenza consolare. Per evitare, nei limiti della ragione, “contrasti di competenza”, saremmo per una struttura gerarchicamente indipendente dal Ministero degli Affari Esteri. Vale a dire, un Ufficio alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ipotizziamo, di conseguenza, una struttura “tecnica” non legata politicamente a nessuno.

L’UPSIM non andrebbe a funzionare per delega ministeriale, ma per mandato presidenziale. Questa nostra ipotesi, che non è nuova, l’avevamo già formulata al tramonto della Prima Repubblica e ripresentata recentemente. Non ci sono stati mai concreti riscontri. Quasi che la nostra posizione non presentasse soluzioni percorribili a prezzo, in sostanza, “zero”. Questa ipotesi, tuttavia, ci sembra ancora valida e, forse, più considerabile dato i tempi assai diversi da quelli del secolo scorso e del primo decennio del nuovo millennio.

Anche in questa fase di transizione, se esistesse l’UPSIM, le problematiche degli italiani all’estero potrebbero essere ancora portate all’attenzione dell’Esecutivo e del Parlamento. Indipendentemente dalla sua conformazione. L’Ufficio, che ancora ci manca, consentirebbe una crescita, non solo politica, di chi vive oltre frontiera. Finita la fase dell’associazionismo assistenziale, potrebbero essere gli stessi eletti nella “Circoscrizione Estero” a far loro le nostre riflessione.

L’epoca delle promesse mai mantenute è finito. Gli italiani nel mondo chiedono fatti concreti. Intorno a questa nostra ipotesi potrebbe svilupparsi un movimento d’opinione capace di superare anche quelle “incomprensioni” che ancora fanno comodo agli indecisi ed ai trasformisti.

Antonio Peragine

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“SERVIRE GLI ITALIANI IN OGNI ANGOLO DEL MONDO, NON SERVIRSENE”

IL GIORNALE DEI PUGLIESI, LUCANI E ITALIANI NEL MONDO

Il Giornale telematico quotidiano internazionale Corriere di Puglia e Lucania nel Mondo è dedicato ai pugliesi, lucani e italiani nel mondo.

di Antonio Peragine

Bari, 29 gen. Il giornale on line che, partendo da due regioni d’Italia;  la Puglia e la Basilicata, che tanto hanno dato all’Italia e al mondo, collega idealmente tutti gli italiani in ogni angolo del pianeta.

Il giornale on line dei pugliesi, lucani e degli italiani in ogni parte del mondo, vuole essere un punto di riferimento certo nel panorama mondiale dell’informazione, sempre pronto a ricevere le notizie, le storie di vita vissuta di chi è partito, è rientrato, dei cittadini stranieri residenti in Italia e di chi non c’è più e ha lasciato un’impronta da seguire o da far conoscere, ricevere i suggerimenti, le indicazioni e proposte dei nostri lettori senza distinzione di razza, religione e credo politico.

Da parte nostra siamo sempre pronti a pubblicarvi ogni notizia utile possibile al fine di rendere l’informazione piacevole e interessante.

Nelle nostre intenzioni, vorremmo iniziare aprire una redazione in ogni Paese estero ed avviare la corrispondenza con ognuno dei nostri connazionali trasferitisi altrove, per confrontarci e renderli partecipi di ciò che succede in Puglia e la Lucania e anche delle nostre iniziative.

E’ nostra intenzione sviluppare questo giornale soprattutto attraverso il contributo attivo dei lettori in Italia e nel mondo. Essi sono sia nostri utenti che nostri corrispondenti nei diversi ambiti della società mondiale.

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L’ALTRA PUGLIA

L’emigrazione è uno dei fenomeni che hanno segnato la storia di tutte le società e dell’umanità.

di Antonio Peragine

Bari, 17 Ott. In oltre un secolo, per limitarci al periodo storico post-unità d’Italia, è stata una delle cause che hanno più profondamente inciso nello sconvolgimento della società italiana in tutti i suoi aspetti: demografico, ambientale, economico, sociale. Per la Puglia e per le Regioni Meridionali  ha costituito il volano dell’accelerazione del depauperamento di energie di intero aree e del loro degrado. Le conseguenze sugli uomini e sulle famiglie del loro “essere stranieri” in terra straniera, qualche volta anche in terra italiana, sono sempre state gravi. Tuttavia, gli emigrati, anche quando, con grande impegno personale, sono riusciti ad inserirsi nelle società di residenza e ad assumervi delle posizioni di prestigio, hanno costantemente evidenziato l’attaccamento al paese di origine che  di contro, li ha abbandonati a sé stessi.

E’ un fatto che in Puglia, nel Meridione, in Italia, la realtà del fenomeno, le condizioni nelle quali vivono i corregionali ed i connazionali, le asperità che hanno dovuto affrontare, l’apporto che hanno dato alla crescita del paese che li ha accolti, ma anche alle sue relazioni con quello di provenienza, sono assai poco conosciuti. Del tutto inesplorato restano le potenzialità che le comunità residenti fuori dalla Regione possono esprimere per lo sviluppo economico e sociale della Puglia.

IL CRATE ha sempre evidenziato la necessità di un diverso e più solidale modo di porsi della società pugliese e delle sue istituzioni nei confronti dei propri componenti lontani; rapporto che sarà tanto più produttivo quanto più sarà diffusa la conoscenza del fenomeno, le sue conseguenze sui singoli e sulle collettività, le prospettive positive che, con una maggiore attenzione, possono concretizzarsi. Un solo dato, senza dubbio, è sufficiente per indicare automaticamente la consistenza dell’ “altra Puglia” e dare la misura del gravissimo spessore che tuttora riveste per la Regione la “questione emigrazione”: oltre mezzo milione di corregionali vivono fuori dal territorio regionale.

Beninteso considerando soltanto coloro che sono ancora in possesso della cittadinanza italiana, che se si aggiungono gli “oriundi” il totale ammonta a qualche milione. Oltre 355 mila vivono al di là dei confini nazionali, sparsi in tutto il mondo; 2/300 mila nelle altre Regioni italiane; qualche decina di migliaia nei paesi del Terzo Mondo in via di sviluppo alle dipendenze di imprese nazionali.
PUGLIESI RESIDENTI IN PAESI ESTERI

EUROPA                 235.000

ASIA                               600

AFRICA                       3.900

AMERICA                   90.900

OCEANIA                   25.000

355.400

NB: si tratta di pugliesi ancora in possesso della cittadinanza italiana.

E’ un’ ”altra Puglia” che si è andata formando in oltre un secolo. I primi dati ufficiali sugli espatrii sono del 1876.
MOVIMENTO MIGRATORIO PUGLIESE
periodo         espatriati    rimpatriati

1876-1915                            383.000                      70.200

1916-1940                            156.000                       88.000

1945-1986                          954.000 699.000

1.493.000                    827.200

I pugliesi che, poco più di un secolo, sono partiti per le strade del mondo si aggirano intorno ad 1 milione e mezzo.La maggior parte si è insediata all’estero e vi ha proliferato. E’ senza dubbio significativo il fatto che la prima generazione abbia saputo mantenere vivo il ricordo delle origini, nonostante lo sconforto per le cause che l’avevano costretta ad emigrare e lo stress per il distacco “brusco dalle “radici”. M a non è meno significativo che le generazioni che nel tempo si stanno succedendo abbiano cercato sempre di scoprirle e di riallacciarvisi.

Il discorso sull’altra Puglia resterebbe monco ed il quadro della presenza pugliese in Italia e nel mondo sarebbe incompleto se non si rilevasse pure la consistente presenza di corregionali in altre Regioni italiane. E negli anni 50 e 60 che, stimolata dai richiami del boom industriale ed occupazionale, si sviluppa quella macroscopica e tumultuosa mobilità interna, lungo la direttrice Sud-Nord, che l’ha fatta definire “il fenomeno che ha maggiormente sconvolto la società italiana nel dopoguerra”.

Sono tempi che sembrano ormai lontani.La recessione e l’avanzamento tecnologico hanno annullato il richiamo a lungo esercitato dalle aree industrializzate. Tuttavia, in prospettiva,non se ne può più escludere una ripresa, anche se non dei livelli precedenti.Il trend demografico negativo delle aree settentrionali potrebbe alimentarla. E,del resto, si continua ad assistere ad una migrazione strisciante, ad una mobilità costante che non appare nelle statistiche: quella di migliaia di giovani, vincitori di concorsi pubblici,che in continuazione lasciano il Meridione per il Centro-Nord, ma considerano queste esperienza come del tutto temporanea e provvisoria.

Nel quadro attuale del movimento migratorio emerge, comunque, così come si rileva nel quadro complessivo del movimento migratorio italiano, la tendenza delle comunità a stabilizzarsi nei paesi di residenza, pure in quelli europei, pur senza rinunciare mai al pensiero del ritorno. Le partenze, tuttavia, continuano e se la loro quantità non ha più la consistenza di quelle degli anni ’60 e ’70, rimane sempre assai elevata. Nel triennio 1984-1986 hanno lasciato la Puglia in 23.136. Sono familiari che vanno a raggiungere i congiunti già emigrati, ricostituendo il nucleo in terra di emigrazione. Ma sono altresì lavoratori che continuano, nonostante l’aumentare delle difficoltà, la ricerca dell’occupazione e delle possibilità di vivere emigrando.

La valutazione panoramica dell’attuale quadro migratorio va completata con la realtà dell’immigrazione di lavoratori e di famiglie che provengono da Paesi  extra-comunitari ; realtà “nuova” per le sue dimensioni divenute particolarmente rilevanti, ma non nuova in sé: la posizione del Meridione in ogni tempo ha reso facili gli scambi di lavoratori, di pescatori, di commercianti tra le due sponde del Mediterraneo.

La facilità dell’ingresso degli immigrati, per il quale non esiste alcun controllo; l’esigenza di una economia e di un mercato del lavoro sommersi che fanno leva sugli stranieri clandestini; l’assenza di decisioni sulla politica da seguire, costituiscono altrettanti fattori che hanno contribuito alla trasformazione dell’Italia da area di “esportazione” di mano d’opera (che peraltro continua ad esistere) in “area” di importazione”.

In Puglia vi è qualche migliaio di persone occupate nelle attività pescherecce, nell’edilizia, nell’agricoltura; vi sono collaboratrici familiari, facchini, sguatteri, ambulanti.Occupano posti di lavoro che non richiedono qualificazione, che sono destinati ai più poveri tra i lavoratori, che i disoccupati locali, ed in particolare i giovani, non ricercano.

Nei loro confronti è giusto e doveroso considerare le esigenze della sicurezza, dell’ordine pubblico e della tranquillità sociale. Ma si deve contemperarle con norme che riconoscano i diritti di lavoratori che rispondano ai bisogni di alcuni settori produttivi e del terziario e delle loro famiglie, nella luce di quella giustizia che rivendichiamo per i connazionali nei Paesi esteri ed alla quale l’Italia ha orientato la propria adesione alle convenzioni ed agli accordi internazionali in questa materia.

Dalle osservazioni e dalle valutazioni che si sono sin’ora fatte si evidenzia in modo chiaro che l’emigrazione è un fenomeno più complesso di quanto generalmente si reputi, che non sconvolge soltanto l’economia, la situazione demografica, le forze attive, ma tutta intera la vita di zone ben più vaste di quelle direttamente Meridione. E’, in realtà, una delle punte dell’iceberg che è costituito da tutti quei fattori che hanno concorso a mantenere viva la “questione meridionale” nei decenni. Emigrazione, disoccupazione, arretratezze ambientali, squilibri economici e settoriali, sono tutte componenti dello stesso problema e concorrono a rendere più difficoltoso il processo di sviluppo di una società, quale quella meridionale, che pure è in fase di trasformazione.

Il Mezzogiorno, non può essere dubbio, non è rimasto all’”anno zero”, al punto di partenza. Ma l’intensa espansione economica verificatasi nel resto del Paese ha impedito una consistente riduzione della forbice del divario tra le “due Italia”,quella del Centro-Nord e quella del centro Sud,che,anzi,si è allargata.

Vista da quest’angolo visuale la “questione emigrazione” si amplia per inserirsi direttamente tra i problemi dello sviluppo locale – nel quadro di quelli nazionale e regionale – delle scelte relative , degli obiettivi,tra i quali non possono non essere considerati quali elementi essenziali sia l’individuazione del fenomeno migratorio, per eliminare le conseguenze negative , sia quegli interventi che possono rendere meno disagevole il rientro di coloro che , lavorando all’estero, non abbiano intenzione di stabilirvisi definitivamente e di coloro che oggi sono costretti a ritornare perché vi hanno perso l’occupazione.

Si tratta, cioè ,di avviare un discorso nuovo , soprattutto in politica economica , che non consideri , come è stato fatto, il fenomeno migratorio quale entità separata dalla vita regionale e nazionale, ma lo veda quale aspetto specifico dell’intera realtà. In quest’ottica ,occorre anche scoprire l’effetto positivo che le comunità degli emigrati possono avere per il Mezzogiorno ed il Paese.

Con grandissimo spirito di sacrificio e tenace forza di volontà , gli emigrati sono riusciti , lentamente ma progressivamente, a vincere i molti e pesanti handicaps, diffidenze ed ostacoli , ad inserirsi nell’ambiente di lavoro e di vita sino a raggiungervi posizioni generalmente soddisfacenti , e talora di prestigio , dimostrando insospettate capacità di affrontare con fermezza le difficoltà , di assumere delle iniziative, di adattarsi alle circostanze,di trasformarsi in sintonia con le necessità.Quasi spronati dal nuovo habitat , hanno saputo esprimere delle attitudini e delle energie che ,probabilmente , sarebbero rimaste sopite nel chiuso e stagnante ambiente di origine .

In tutto il mondo appare  evidente che le tappe che contrassegnano l’esistenza, i processi di integrazione , il progresso delle comunità italiane , coincidono con le pietre miliardi che marcano il cammino evolutivo delle popolazioni locali. In America Latina gli italiani furono dei “pionieri” nel senso più completo del termine. Si deve in gran parte a loro se in Argentina, nel Brasile, nel Venezuela venne reso fertile un ambiente naturale particolarmente selvaggio e vi si creano le prime basi della vita civile. Se si aprirono strade e ferrovie nella boscaglia e nella foresta vergine; se vennero poste le intelaiature minime dell’organizzazione civile; se si gettarono le basi delle future strutture economiche; se le espressioni artistiche presero una nota distintiva tipicamente italiana.

Nell’America de Nord le comunità italiane sono un componente solida e dinamica di una classe media operosa ed abbiente che ha un peso politico di consistente validità nelle vita delle nazioni che hanno ospitato i primi contingenti di emigrati. Nei Paesi europei i migranti – tra i quali i pugliesi rappresentano un contingente piuttosto numeroso – sono stati chiamati i “costruttori dell’Europa”. La Germania, la Francia, il Belgio dovevano affrontare il gigantesco processo della ricostruzione ma non disponevano della mano d’opera necessaria, che era stata decimata dalla guerra. Gli emigrati si calarono nelle miniere, popolarono i cantieri edili, stradali, ferroviari, parecchi si indirizzarono all’agricoltura. La loro evoluzione, l’acquisizione di professionalità, la crescita sociale sono state però abbastanza rapide.

Gli ex manovali e gli ex minatori sono passati nelle industrie qualificandovisi e specializzandovisi; operai dipendenti sono diventati autonomi inserendosi nell’artigianato, nel commercio, nella piccola e media imprenditoria, in una vasta gamma di attività terziarie.  E’ un fatto che l’emigrato migliora nel tempo le sue condizioni professionali, economiche e sociali. Ma cresce anche nella sua dimensione umana e culturale. Si impadronisce della lingua e moltiplica i rapporti con i nativi, estende la sua partecipazione alla vita civile, politica e culturale. Per ciò stesso può costituire un efficace anello che unisce le due società alle quali partecipa: quella di nascita, della quale continua a sentire l’intimo richiamo; e quella del paese nel quale si è stabilito o e nato, figlio di emigrati.

Migliaia, milioni di uomini di nazionalità differente lavorano e vivono nello stesso ambiente non possono non diventare veicoli di una più profonda e genuina conoscenza reciproca che porta alla eliminazione di prevenzione, di pregiudizi, di stoccati e di barriere, per creare solidarietà che fanno superare le chiusure nazionalistiche. La consapevolezza che le comunità dei pugliesi emigrati , se si saprà valorizzarle idoneamente e rispondere alle loro esigenze e domande , possono svolgere un ruolo attivo per il sostegno e per la movimentazione dell’economia regionale – stimolando scambi culturali, conoscitivi, economici – va diffondendosi e rafforzandosi.

Viene comunemente affermato che le comunità all’estero sono “i migliori ambasciatori”della nostra terra.In effetti, i progressi che hanno conseguito consentono loro di svolgere un ruolo attivo per il collegamento tra la società pugliese e quella dei paesi nei quali vivono e per la promozione tra di esse di rapporti culturali ed economici validi nel contesto dell’azione finalizzata alla crescita delle aree di partenza. E’ un fatto, che la presenza di consistenti comunità nei Paesi americani ha influito sulla cultura, sui modelli comportamentali, sui consumi.In quelli europei ha incominciato a farlo.La diffusione del “made Italy” nel mondo è legata alla bontà del prodotto, ma è anche dovuta all’humus fecondo creato dagli emigrati.

Bar,ristoranti, pizzerie, esercizi commerciali nati inizialmente per rispondere alle richieste degli emigrati, sono sempre più apprezzati dalla generalità della popolazione. Tra gli emigrati sono numerosi coloro che operano nel campo economico e del terziario o che per la loro posizione possono influire sull’opinione pubblica e sui consumi.Tra i giovani della seconda e della terza generazione, ancora attenti alle “radici” familiari ed al rinsaldamento dei legami, sono numerosi quelli che occupano ed occuperanno posti di rilievo nella vita politica, sociale, economica. Sono acquisizioni, sono posizioni, è un patrimonio umano che non deve essere ignorato per il contributo che può dare alla terra di origine stimolando scambi di conoscenze ,di tecnologie, di esperienze, di prodotti.

Un apporto delle comunità emigrate all’economia dei paesi di origine è, peraltro, sempre esistito: le “rimesse”, i risparmi che inviano periodicamente in Puglia. Come avviene per quasi tutti i dati relativi al movimento migratorio, è possibile accertarne la reale entità ,anche perché molti emigrati, per evitare le difficoltà e le lungaggini burocratiche preferiscono affidarsi a canali di trasmissione non ufficiali. Secondo i dati dell’Ufficio Italiano Cambi e della Banca d’Italia comunque, nel quinquennio 1980/84 sono giunti in Puglia oltre 2 mila miliardi del vecchio conio.

Non esiste, però una politica di tutela di tali risparmi e di stimolo ad in impiego finalizzato alla promozione economica ed ambientale delle zone di afflusso, nonostante il riconoscimento del loro valore. La schematica analisi e le considerazioni sui cambiamenti delle tendenze e degli aspetti con i quali si presenta oggi il mondo dell’emigrazione pugliese e del ruolo positivo che esso può svolgere nei confronti della Regione porta alla logica o conseguente urgenza della revisione radicale dell’ottica con la quale si sono focalizzate le linee di indirizzo politico ed attuativo e gli strumenti e le modalità di intervento per finalizzarle alla valorizzazione delle comunità degli emigrati.

In questa prospettiva si pone l’esigenza primaria di mantenere vivi i legami con il paese di origine, rispondendo alle domande degli utenti di scoprire o di riscoprire, assieme alla cultura nazionale, le culture locali delle terre natie, che costituiscono avente il retaggio più autentico e vivo che gli emigrati portano con sé. La lezione storica di quanto è avvenuto con i nostri corregionali e connazionali nei Paesi transoceanici è sufficientemente significativa. Gli italo-americani- i cui genitori e nonni erano partiti analfabeti o quasi, in possesso di una formazione umana scarsissima – hanno fatto dei passi enormi in tutti i campi. Ma hanno perso ogni connotazione originaria, pur se conservano nel fondo un qualche reminiscenza delle origini. Oggi, però nella sfera intellettualmente più avanzata e nei giovani, vi è un risveglio di attenzione verso le “radici”: lo conferma l’affluenza ai corsi di lingua italiana ed a quelli universitari che attengono alla nostra civiltà: letteratura, storia, arti.

Si pone, a questo punto, l’interrogativo se e come la scuola possa partecipare all’attività per il collegamento con i Pugliesi residenti all’estero o in altre Regioni italiane nonché alla sensibilizzazione della nostra società. La risposta non può che essere affermativa. I giovani corregionali lontani domandano di conoscere la realtà Pugliese nella sua storia, nelle sue trasformazioni, nella sua attualità. Se questa “informazione”è fatta da giovani per i giovani riuscirà certamente più accetta e sarà più producente perché in termini più rispondenti alla mentalità ed all’espressione dei giovani.

Il CRATE auspica che nasca un movimento di solidarietà tra i giovani pugliesi residenti in Puglia e quelli residenti e quelli residenti oltre i confini della Regione e dello Stato che potrebbe concretizzarsi in cambi di corrispondenza e di pubblicazioni, gemellaggi tra scuole,visite culturali. Ma il CRATE conta anche sull’apporto dei giovani, che sono il limite animatore della società, perché si diffonda la conoscenza del fenomeno dell’emigrazione e di quelle dell’immigrazioni straniera affinché si creino delle attive solidarietà. In questa prospettiva è disponibile per facilitare gli incontri e gli scambi e ad organizzare delle riunioni specifiche per l’approfondimento delle tematiche e lo studio delle possibili iniziative.

Per ogni ulteriore chiarimento e collaborazione il presidente del CRATE è sempre disponibile: [email protected]

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E’ nato, nel 2010, il nostro ‘Quotidiano On line’ il Corriere di Puglia e Lucania nel Mondo; testata Internazionale, aderente alla F.U.S.I.E. (Federazione Unitaria Stampa Italiana all’Estero), edito dall’Associazione internazionale Baresi nel Mondo, con l’obiettivo di tenervi informati, ogni giorno, pubblicando le notizie che gli altri giornali e/o le televisioni, non riportano e che riguardano, normalmente, i regolari aspetti della vita quotidiana che interessano ognuno di noi, come persone, come cittadini, come lettori.

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Il panorama informativo è, secondo noi, completo, toccano argomenti che vanno dalla Salute alla Società, dalla Politica, alla Cultura, dalla Scienza all’Innovazione, dal Turismo alla Enogastronomia e molto altro ancora. Noi crediamo di essere, con umiltà “l’altro modo di fare Informazione”, perché siamo confortati, ogni giorno, dal crescente numero di lettori che ci seguono fedelmente da ogni parte del mondo. Questo risultato rafforza il nostro convincimento che, una informazione libera ed indipendente è ciò che i cittadini desiderano ed apprezzano e questo è il “premio” che più di ogni altro ci gratifica.

L’invito che vi rivolgiamo, è quello di contribuire allo sviluppo del “Vostro Giornale Quotidiano”, partecipando attivamente alla vita della testata e dell’informazione. Questo è possibile farlo inviandoci segnalazioni, notizie che ritenete interessanti che riguardano voi, la vostra città, il vostro Paese, il Diritto negato, le discriminazioni che vivete, e tutto ciò che rende impossibile la realizzazione piena di essere un cittadino secondo i dettami dell’Onu e della Ue.  Noi saremo la “Vostra Voce Inascoltata” e vi daremo il giusto spazio per esprimere le vostre opinioni, che dovranno essere oggettive, serie e degne di interesse.

Vi invitiamo caldamente a leggerci e a diffondere secondo le vostre possibilità e volontà la “Voce Libera ed Indipendente” del Corriere di Puglia e Lucania nel Mondo, la Vostra Voce nel Mondo. Sotto la presente ci sono tutti i nostri riferimenti, sia per leggerci che per contattarci. Ci scusiamo se siamo stati “troppo lunghi”, ma è importante informarvi e se non lo facciamo noi direttamente, certamente non lo fanno gli altri Media.

Grazie per la vostra attenzione, vi aspettiamo…

Un cordialissimo e sincero saluto.

Dr.Antonio Peragine

Direttore Editoriale

[email protected]

Corriere di Puglia e Lucania nel Mondo

www.baresinelmondo.it

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Grazie a tutti i lettori

02 Ottobre 2011 Vi ringraziamo con tutto il cuore per la fiducia che, ogni giorno, ci confermate leggendo il nostro Quotidiano on line. Siamo felici e soddisfatti dei risultati raggiunti, in pochi mesi, con la nuova linea editoriale. Ognuno di noi, dal Direttore Editoriale al Redattore, cerca ogni giorno di fornirvi notizie regionali, nazionali ed internazionali che possano riscontrare il vostro interesse. La nostra testata non gode di alcun beneficio economico, né pubblico nè privato; il lavoro che svolgiamo giornalmente è gratuito, perché mosso dal desiderio di informare nella maniera più equilibrata ed ampia possibile. Non abbiamo colore politico e pregiudizi verso alcuno, compatibilmente con lo spazio, cerchiamo di dare voce a tutte le idee partitiche, che non siano offensive o lesive della dignità dell’avversario politico. Non saremo mai una clava contro alcuno, perché il nostro dovere è informare, non schierarsi con un partito o parte politica. Cerchiamo di costruire un quotidiano internazionale diverso dagli altri ottimi quotidiani che leggete ogni giorno, lo sforzo comune è quello di “inseguire” le notizie in tutto il mondo e nelle prossime settimane aumenteremo il numero degli articoli non riportati dagli altri giornali o dalle televisioni.

Non rincorriamo lo scoop, ma le notizie che per le altre testate hanno “scarso seguito” di lettori. Alcune di queste noi le riteniamo interessanti e le pubblichiamo, certi di soddisfare il vostro desiderio di imparziale conoscenza dei fatti che avvengono in tutto il mondo. Ci scusiamo se alcuni articoli che ci inviate non sono pubblicati, questo avviene perché non è più possibile dare una informazione prevalentemente locale, perchè le scelte editoriali mirano alle notizie di interesse generale che incuriosiscono il lettore di Milano, quello di Bari o di Cagliari in Italia. Il nostro quotidiano on line è molto letto in centro-nord Italia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Russia, Giappone, Svizzera, Germania, Romania, Rep. Moldova, Francia, Svezia, Argentina e Venezuela. I numeri nelle altre nazioni sono trascurabili. In Puglia i lettori sono in aumento, anche se i numeri non sono ancora paragonabili ad altre città del centro-nord Italia, ma siamo fiduciosi. Sappiamo bene che esistono ottimi quotidiani in Puglia che riportano puntualmente tutte le notizie, in maniera esaustiva, ma non possiamo e non vogliamo essere dei competitor, perché la nostra giovane storia è completamente diversa da quella degli altri quotidiani pugliesi e gli obiettivi si differenziano nella sostanza, oltre che nella forma.

Noi cercheremo in ogni modo di soddisfare il vostro diritto alla verità, se avete suggerimenti, consigli, opinioni da esprimere, potete scrivere alla nostra Redazione: [email protected] Ognuno di voi riceverà la risposta relativa e le lettere che riterremo interessanti saranno pubblicate sul nostro Quotidiano on line.