Si può misurare uno stato d’ansia?

Misurazione Dell’ansia.

benessere psicologicoLa valutazione diagnostica dello stato d’ansia, deve fondarsi primariamente su dati analitici, se hai necessità di consultare un medico specializzato rivolgiti a una psicologa Torino

Esiste un metodo particolare denominato State-Trait Anxiety Inventory (STAI-Y), la costruzione di questo test iniziò nel 1964 con l’elaborazione di un unico gruppo di item, somministrato con modalità diverse, per la misurazione sia dell’ansia di stato che di quella di tratto. Successivamente, gli sviluppi teorici nella concezione dell’ansia ed i risultati delle ricerche empiriche indussero a modificare le procedure e gli item del test e fu messa a punto la forma X dello STAI.

Lo State-Trait Anxiety Inventory (STAI-Y).

Lo STAI può essere somministrato sia a singole persone che a gruppi. L’inventario non ha limiti di tempo. Si impiegano circa 8 minuti per completare una delle scale e all’incirca 15 per completarle entrambe. Le istruzioni complete per le scale di Tratto e di Stato sono stampate sulle schede del test. Le istruzioni nelle due scale sono diverse: nella scala di Stato si chiede al soggetto di indicare come si sente adesso, in questo momento mentre nella scala di Tratto si chiede al soggetto di indicare come si sente abitualmente.

fobieClonazepam (es. Rivotril): indicato per la cura dell’ansia associata ad attacchi di panico. Si raccomanda di iniziare la terapia con 0,25 mg di farmaco al giorno. La dose può essere aumentata di 1 mg al dì, dopo 3 gg di cura. Non superare i 4 mg al giorno. Antistaminici: questi farmaci, seppur meno utilizzati in terapia per trattare l’ansia, possono talvolta accelerare la guarigione. Idrossizina (es. Atarax): nel contesto dell’ansia, il farmaco antistaminico dà sollievo al sintomo (non agisce direttamente sulla causa); è utilizzato in terapia anche come adiuvante nelle malattie organiche associate ad ansia. A tale scopo, si raccomanda di assumere una dose di farmaco variabile da 50 a 100 mg, per os o per via intramuscolare, 4 volte al giorno. Il farmaco viene assai utilizzato in terapia per trattare l’orticaria. In passato, si era soliti utilizzare barbiturici per la cura dell’ansia, farmaci ipnotici e sedativi di prima generazione; attualmente, questi attivi non sono più utilizzati a tale scopo perché presentano un indice terapeutico troppo basso, pertanto risultano troppo pericolosi. Questi, invece, vedendosi relegato ai margini della relazione, potrà reagire negativamente o con attaccamenti morbosi o con esplicita aggressività. Per uscita del figlio dalla famiglia. Si parla della sindrome da “nido vuoto”. In genere la mamma che ha intessuto una relazione privilegiata con il figlio, ora si sente vuota, depressa, con un estraneo per marito.

Ella tenterà di trovare gratificazioni nel campo alimentare (bulimia), oppure potrà esprimere una qualsiasi patologia come esplicitazione di una crisi coniugale iniziata tanto tempo fa e che ora viene evidenziata maggiormente. Tutte queste varie forme di crisi coniugale possono essere curate, elaborate e risolte con opportune terapie psicologiche che diano voce alle insoddisfazioni ma che propongono strategie specifiche e pertinenti alle singole crisi. Spesso nella mia lunga esperienza terapeutica ho notato che uno dei due partners all’inizio fa fatica ad intraprendere la terapia. Ma dopo trova utile e fondamentale poter parlare con qualcuno che, non coinvolto emotivamente, possa loro fornire dei suggerimenti e delle strade per cavalcare la crisi e per rinsaldare il loro rapporto. Prima di pensare a separarsi, a divorziare, il mio modesto consiglio è quello di verificare se ci sono delle potenzialità ancora vive che permettono di sbloccare la situazione. Se poi uno sceglie di dividersi, separarsi, è consigliabile farlo con il rispetto del partner evitando inutili e dannosi sensi di colpa. Le coppie, infatti, che si autoaccusano, vivono la separazione come colpa e come difetto. Esse, allora, si deprimono o si lanciano “pesci in faccia” nella speranza di allontanare da sé il senso di frustrazione. Un modo più costruttivo sarebbe quello di vivere tutto ciò che avviene nella propria vita come occasione di un “futuro migliore” e come momento di matura responsabilità rispetto a ciò che è cambiato tra sé e l’altro partner. Quello che il bruco chiama fine della vita, la farfalla chiama inizio della vita! Intimità come calore nella relazione. Passione che determina l’attrazione e il desiderio di unirsi all’altro.

  • Trova una soluzione concreta
  • E che cosa è successo
  • Apprendimento di tecniche per la gestione dei sintomi dell’ansia
  • Ascolto attivo
  • Mantienila per 10 respiri profondi e poi esci lentamente dalla posizione
  • Inspira e contemporaneamente solleva la testa e il tronco. Il collo e il mento sono arretrati

Si cercherà, quindi, di esplorare con il bambino le conseguenze negative dei suoi comportamenti disturbati e le conseguenze positive a cui possono portare altri comportamenti alternativi più adeguati. Uno dei primi compiti del terapeuta è quello di aiutare il bambino a riconoscere le proprie emozioni negative. Molti bambini, infatti, ritengono naturale o addirittura utile avere certe reazioni emotive, in quanto non si rendono conto dellesistenza di altre possibilità. A volte i bambini non riescono neanche a dare un nome ai propri stati danimo, poiché non conoscono i termini necessari per descrivere le proprie emozioni. Altre volte hanno, invece, una concezione dicotomica delle emozioni (ad esempio: felice-disperato, contento-arrabbiato) ed hanno difficoltà a riconoscere condizioni emotive intermedie. Per queste ragioni è opportuno, in una prima fase dellintervento terapeutico, espandere il vocabolario emotivo del bambino, portandolo ad apprendere diversi termini per descrivere le proprie emozioni. Quando il livello di sviluppo cognitivo lo consente, si cerca di rendere consapevole il bambino del meccanismo dellemozione presentandogli, con un linguaggio adeguato, il modello A-B-C. Questo per costruire una base concettuale su cui impostare il lavoro terapeutico. Altri pensano che il buio e le coperte possano nascondere un incubo, succubo o demonio. Altri ancora, un po’ più realisti, temono che, addormentandosi perderanno il controllo dei propri sfinteri. Questa particolare fobia consiste nella paura delle parole lunghe e di quelle strane. Come chiedere aiuto se si ha un terrore fisico a pronunciare il nome stesso del problema? La verità è che la paura non ha nulla a che vedere con le parole di per sé. Il timore è dovuto, infatti, al non comprenderle o al non poterle pronunciare correttamente. Il motivo di fondo è, dunque, più la paura di mettersi in ridicolo o sentirsi in una posizione di svantaggio. Ovviamente, è associato alla timidezza. Avremo conosciuto quasi tutti qualcuno col terrore della sporcizia. Sono persone che si lavano le mani ogni cinque minuti e provano ripulsione per tutto ciò che può contenere sporcizia. Ebbene, all’estremo opposto vi sono gli ablutofobici. Coloro che temono l’acqua e il sapone. Nei casi più estremi, queste persone trascorrono mesi e persino anni senza farsi il bagno. Temono di potersi ammalare usando l’acqua e il sapone. Di fatto, alcuni credono che sia possibile affogare sotto la doccia. Altri provano molta paura sentendosi umidi. Dietro a tale fobia in genere vi è un’esperienza traumatica associata alla pulizia. La lista delle fobie è estremamente estesa. Vi è chi ha paura degli aghi, degli specchi, delle nuvole, degli alberi e più o meno di qualsiasi altro oggetto immaginabile o meno. Alcune sono molto comuni, come la fobia dei ratti o delle iniezioni. Altre sono molto rare, come quelle di cui abbiamo parlato e nonostante l’argomento si presti a battute di spirito, è indubbio che chi ne è affetto ne soffre molto. Abbiamo tutti qualche paura irrazionale, ma non è di alcun rilievo se non limita la nostra vita quotidiana. Viceversa, se si trasforma in un’ossessione o se altera negativamente e in modo persistente la nostra routine, la questione è più complicata. La cosa positiva è che, con un trattamento adeguato, praticamente tutte le fobie possono essere superate.

Importante è darsi dei traguardi giusti, raggiungibili e senza troppi sacrifici: l’attività fisica deve essere vissuta come un momento di benessere e di piacere, non come un obbligo o un momento di sofferenza (per esempio con esercizi troppo duri). Se vissuto nel modo sbagliato infatti, anche lo sport può essere causa di stress e quindi portare a risultati negativi. Ma anche altri ormoni! Sappiamo benissimo che muoversi e allenarsi porta grandi vantaggi per la nostra salute mentale, psicologica e emozionale, oltre a essere un aiuto fondamentale per calmare gli stati d’ansia. L’esercizio fisico di moderata intensità si è dimostrato avere effetti significativi sull’ansia e sullo stato d’animo in generale, come dimostrano diversi studi e asseriscono molti psicologi. L’esercizio fisico corretto, equilibrato e costante riduce ed aiuta ad equilibrare la secrezione degli ormoni legati allo stress, adrenalina e cortisolo, oltre a favorire il rilascio degli ormoni “buoni”, quelli che ti fanno sentire bene! Sempre parlando a livello ormonale, l’esercizio fisico stimola l’attività del sistema serotoninergico in modo da migliorare la gestione degli stati di ansia e il proprio stato emozionale.